Perché Syncretika,
perché Giuseppe Zigaina
e perché Rigenerazione (?)
Perché Syncretika…
È sotto gli occhi di chiunque che una nuova realtà può essere percepita dal pubblico come non necessaria, specie se si propone finalità considerate generaliste, come promuovere arte e cultura.
Ma proprio questa percezione di superfluità giustifica – ed anzi rafforza – l’esigenza di dare propulsione ad arte e cultura, in un momento storico in cui solo ciò che è immediatamente e facilmente fruibile appare essenziale, mentre è del tutto superfluo.
Essenziale invece è la ricerca della bellezza: ma questa ricerca non può essere né fine a sé stessa, né limitata ad un singolo settore, pena la sua marginalizzazione e vacuità vanitosa.
La ricerca della bellezza è un universale dell’essere umano, ma è inscindibilmente legata al tentativo di comprendere la Natura e all’individuazione del rapporto tra questa e l’essere umano.
Da qui la spinta propulsiva a creare eventi in cui si intreccino arti figurative e plastiche, musica, teatro e letteratura, filosofia e diritto, secondo una concezione unitaria o, più propriamente – sincretica.
Chi ci seguirà in questo viaggio, di cui questa mostra è la prima tappa, si avventurerà in un mondo fantastico, popolato da immagini bellissime ed uniche, piene di significati nascosti, che verranno di volta in volta messi in luce o posti in discussione da forme diverse di espressione, poetica, musicale o scientifica.
È un viaggio di ricerca, della bellezza e delle risposte che cerchiamo – spesso senza trovarle – attraverso la bellezza, nelle sue più intriganti e complesse declinazioni, materia per materia, parola per parola.
È un viaggio riservato a pochi privilegiati coraggiosi, ma al contempo accessibile a tutti: l’unico imperativo è dedicare del tempo ad una ricerca non strettamente materiale.
Ma il rischio è alto: confrontarsi con i Grandi del pensiero, sia esso artistico, letterario o scientifico, filosofico o giuridico, impone di misurare la cifra di sé stessi.
Mettersi in gioco è d’obbligo, ma costringe ad uscire dalla zona di confort delle abitudini e del pensare comune: non è per tutti.
…perché Giuseppe Zigaina…
L’Arte di Giuseppe Zigaina è perfetta come primo passo e dichiarazione di intenti: è bellissima, difficile, dantesca nella sua asprezza e perfetta misurazione dei pesi e delle forme.
Non è immediata: è richiesto coraggio per approcciarla, studiarla ed approfondirla.
Anzi, molto coraggio, lo stesso che Giuseppe Zigaina ha dimostrato nella sua vita e nella sua carriera, in particolare sostenendo con forza le proprie tesi – documentate, erudite, perfettamente argomentate – sulla morte del suo amico Pier Paolo Pasolini.
Contro tutto e tutti – anche contro i suoi compagni di partito – ha preso una posizione scomoda, per amore di verità; certamente per amore della sua verità e della sua ricerca.
Le opere di Giuseppe Zigaina – figurative o letterarie, in questo c’è poco da distinguere – dimostrano la dimensione intellettuale dell’Artista, dove lo studio del segno – grafico o semantico – è centrale nella costruzione del significante.
Il tratto è deciso come l’idea che lo sottende, la figura costruita geometricamente come è logica l’argomentazione del discorso sottostante.
Non c’è caso: la forza intellettuale pervade tutta l’intelaiatura dell’opera e del significato che vuol veicolare.
Nell’impiegare figure archetipiche (la farfalla-anima, l’astronave-arca, per esempio) Giuseppe Zigaina cerca, trovandola, la chiave d’accesso all’Anima Mundi junghiana, là dove tutti gli archetipi sono custoditi e dove, con ogni probabilità, ha cercato il suo amico Pasolini, dopo la sua morte archetipica.
Attraverso quelle figure l’osservatore è trasportato in rapidi passaggi da basso ad alto – dove ciò che è in cielo è come ciò che è in terra – attraverso il procedimento alchemico (era finissimo incisore e profondo conoscitore di Durer) che dai corpi morti e dissezionati porta alla liberazione dell’anima e dell’uomo.
Liberazione dell’uomo dalla schiavitù della materia che è alla base dell’ideale politico fortemente perseguito, lungo tutto il corso della sua vita, da Giuseppe Zigaina e attuato sia come intellettuale che come artista, nei diversi periodi della sua attività.
…perché Rigenerazione (?)
Arrivato fin qui, il lettore avrà compreso da solo che il punto di domanda (tra parentesi) è superfluo, allo stesso modo in cui ogni domanda contiene, in sé, già una o più delle possibili risposte al suo enunciato interrogativo.
L’Arte rigenera ragione, cuore e anima, in diverso ordine e secondo diversi canali.
L’arte di Giuseppe Zigaina, apparentemente improntata sulla morte, è tutta rigenerativa: pezzi di noi stessi – il fatto che idealmente appartengano ai morti nelle trincee del Carso importa poco, così come poco rileva che siano morti combattendo o trucidati da connazionali – sparsi, lasciati e abbandonati, ripresi, riassemblati secondo un nuovo ordine e rigenerati in qualcosa di nuovo. Qualcosa di nuovo, di più bello ed elevato, ma non per questo meno inquietante, così come inquietante è l’ignoto Alto verso cui si levano le figure di Giuseppe Zigaina.
